Voce Amerindia

Donne

LA NASCITA DELLA BAMBINA GUERRIERA

Intorno al fuoco, nella notte senza Luna, in ogni angolo della Terra le donne osservano le stelle in attesa della luce della Befana: la bimba strega e guerriera!

La bambina porta agli uomini un dono: l’arte di costruire le armi, con le quali uccideranno per conquistare la Terra attraverso le guerre, seminando dolore e odio.

Alle donne l’arduo lavoro di portare luce al mondo, con i quattro doni portati dalla bambina alle donne:
1 – L’arte di rigenerare l’umanità, attraverso il seme che custodisce per nove mesi nel suo grembo, e al termine del nono mese una nuova vita comincia da zero;
2 – L’arte dell’incantesimo, che porta sogni e speranza di felicità;
3 – L’arte magica, attraverso la quale le donne cercano in ogni modo di domare e rendere l’uomo più umano;
4 – La conoscenza delle erbe di cura, che permette di sanare ogni male, che sia fisico oppure dell’anima.

Sono messaggi affinchè possiamo riscoprire la luce della saggezza, in fondo al lungo tunnel di ombre violente che opprimono l’universo femminile.

LE DONNE NELLA CULTURA TUPY

Nel XV secolo l’Europa bruciava vive le donne sagge accusate di stregoneria e confiscava i beni delle loro famiglie.
Al tempo stesso imponeva la sua civilizzazine a un popolo che si trovava dall’altra parte del mondo, un popolo che si identificava come guardiani della natura sacra: questi erano i Tupy.

Il loro ordinamento sociale era il matriarcato, dunque le donne avevano un ruolo di grande importanza, erano sciamane, curandera, consigliera sagge e custodi di una cultura da tramandare oralmente, da madre a figlia.

Gli uomini avevano dei titoli rilevanti, come lo sciamano pajè, il cacique capotribù, e morumbixaba, una specie di capo politico; tuttavia tutto rimaneva sotto la supervisione delle donne che custodivano il segreto delle erbe curative, delle conoscenze della semina e del raccolto. Inoltre realizzavano stoviglie di terracotta e praticavano la tessitura. Già allora avevano imparato a capire e isolare una sostanza tossica presente nella manioca, radice importante nell’ alimentazione dei nativi e dei coloni che arrivarono ed appresero dalle donne Tupy come
renderle comestibili.

Nonostante la cultura dei Tupy, vennero giudicati dagli europei come esseri selvaggi, a causa del loro attaccamento alla natura, e ignoranti, in quanto non usavano la scrittura; ma ciò che gli europei non potevano immmaginare è che in entrambi i casi si trattava di una scelta culturale, lungo una via spirituale alla ricerca della sacralità che dimora in ciascuno di noi e che il consumismo sfrenato l’egoismo e l’ignoranza hanno
contribuito ad oscurare del tutto.

I Tupy erano addiritura contrari all’uso della scrittura, in quanto sostenevano che nello scrivere una storia essa assume il parere di chi la scrive e può essere contraffatta, mentre la forza indistruttibile della cultura di un popolo è nella trasmissione orale: è stato proprio grazie a questi principi che la cultura Tupy è soppravvissuta allo sterminio di massa del suo stesso popolo.

Custodita in silenzio nel cuore di ogni madre, ha potuto traghettare tra sterminio, oscurantismo e proibizione, fino ad approdare nel terzo millennio. Per molte donne Tupy questa sfida è stata ardua, come è stata dura per tutti i figli della natura natura sacra; molti dei quali uccisi dopo essere stati legati al tronco dell’albero
che si rifiutavano di abbattere.

IL LABORATORIO DI POESIA – UN SOGNO CHE SI REALIZZA!

Quello del laboratorio di poesia è un mio sogno che si realizza: un progetto semplice nato dalla volontà di trasformare l’indifferenza in solidarietà, e la solitudine femminile in complicità, libera da ogni vincolo ma in rispetto di ogni idea. E’ nato dalla volontà di mettere a disposizione delle donne le mie esperienze lungo un percorso di crescita personale di oltre mezzo secolo, vissuto alla ricerca di una risposta sulla spiritualità profonda come patrimonio di ogni persona, aldilà di ogni convenzione culturale, politica e religiosa. E’ un gruppo artistico che attraverso il linguaggio poetico mira alla trasformazione delle emozioni violente in pensiero positivo.
Oltre alla poesia useremo il linguaggio dei colori e dei simboli, e la danza sacra, come catalizzatori dell’energia cosmica che mi piace definire come espressione dell’anima!
Il laboratorio di poesia è un progetto artistico, un lungo cammino indirizzato verso la crescita individuale sul quale ciascuno può scoprire l’essenza profonda che ci rafforza, e nel contempo ci aiuta a riscoprire la diversità come valore aggiunto capace di sconfiggere l’ignoranza, l’egoismo e l’odio.
Il laboratorio di poesia non ha scopo di lucro, ragion per cui necessità della collaborazione di ogni singolo e di un luogo dove svolgere le sue attività.
Fino al mese di giugno 2017 ci incontreremo presso l’abitazione della sottoscritta, Poetessa Errante, ma poichè le adesioni sono molte per l’anno prossimo dobbiamo trovare una struttura più ampia, neutrale e accogliente, dove poterci trovare una volta alla settimana per confrontarci e migliorarci, e allo stesso tempo arginare l’avanzata della disumanizzazione in atto nella nostra società.

I QUATTRO PUNTI SU CUI LAVORA IL LABORATORIO DI POESIA

1) Creare complicità attraverso l’armonia del pensiero.
2) Auto-educarci alla trasformazione delle emozioni violente in energia positiva.
3) La Poetessa Errante si occupa di intuire ed amalgamare l’essenza creativa di ciascuna donna, e attraverso l’intima percezione dell’insieme, riesce a dare vita alla poesia di gruppo.
4) Attraverso l’educazione all’espressione poetica, arrivare a sostituire la cultura dell’ego con il risveglio della coscienza.

Per contattarci: mirandaluna49 at gmail.com

LA FIGURA FEMMINILE NELLA CULTURA TUPY: INTRODUZIONE

La Dea Jara Nuova

Leggende e visioni, sogni e realtà che si intrecciano in un unico scenario esposto sulla tela.

Attraverso i colori ed i simboli racconterò la sacralità della vita intrinseca alla natura, emtrambe legate dall’immenso disegno cosmologico già vissuto da ancestrali generazioni e oggi trasmesso tramite il ruolo della figura femminile: divinità che nella cultura Tupy avevano una funzione fortemente pedagogica piuttosto che di idolatria.

A causa del lungo lavoro di stesura dei testi, la mostra verrà presentata più avanti, nel frattempo con i quadri che la apriranno ho voluto anticipare l’obiettivo di questa ardua impresa, unica nel suo genere, un’importante documentazione su una cultura scomparsa, dove la chiave di lettura sarà il rispetto per quella che veniva definita “natureza sacrada”, ma più ancora in profondità vita, natura e spiritualità. Materiale di pubblico interesse che diventerà una vera e propria guida per tutti coloro che si trovano lungo il cammino, in viaggio sul pianeta Terra.

VIOLENZA SULL’ANIMA NERA

bambina nera

Dallo spazio senza tempo, l’anima scende nella
stanza ricamata in rosa, ove una bimba di colore dorme.
Anche l’anima è di colore, ella porta su di sé i colori
dell’arcobaleno, e irradia riflessi di luce su quel corpo
di bambina addormentato.
Osserva il suo debole respiro, il suo volto tristemente scavato
dalla fame, inflitta alla sua gente dall’egoismo umano.
L’anima vola via dalla sofferenza e si innalza come una
libellula in fuga dalla materia, oltrepassa la finestra
chiusa e sparisce tra la massa densa nel cielo contrariato
dall’ingiustizia incancrenita sulla terra.
Nell’attimo mi trovo solidale con quel cielo, e così allungo
le mie mani per toccare le nuvole, dietro le quali l’anima si
è nascosta; lascio che le mie mani accarezzino la massa
densa, nell’attimo in cui mi sento plasmata con essa, ora
anche io sono una nuvola nel cielo, che tra le nubi osserva
da lassù ogni violenza inflitta dagli uomini alle anime
bambine, alle donne, agli animali, alla natura e a tutte le sue
creature. All’improvviso sento una scossa, un fulmine mi
scuote il pensiero, mentre il tuono risveglia la coscienza
dell’umanità intera, l’anima mia si ritrova prigioniera
nella sagoma violentata di una donna nera!