Voce Amerindia

L’ATTACCO DEI CONSERVATORI ALLA BORSA FAMIGLIA

Il Brasile oggi conta 204 milioni di abitanti. Da questi, il 47% si trova in stato di indigenza, senza la possibilità di trovare un impiego fisso, si arrangia svolgendo lavori saltuari mal pagati. Questa situazione ha spinto il presidente Lula, primo presidente ad essere eletto grazie al voto di questo universo di discriminati, a lanciare da subito un progetto denominato “Fame Zero”.
Questo progetto è stato riconosciuto dall’ONU, per il suo valore sociale, come il miglior progetto sociale mai esistito: consiste nel fornire un sussidio mensile alle famiglie, che a loro volta devono garantire l’iscrizione e la frequentazione dei figli a scuola, e attraverso questo progetto il presidente Lula nel suo doppio mandato e la presidente Rousseff intendono arginare la fame e l’analfabetismo in Brasile.

Il progetto, come accade con ogni cambiamento democratico in una società incancrenita dall’egoismo e dal privilegio dei pochi sulle spalle di una maggioranza discriminata, ha visto opporre molta resistenza tra i proprietari terrieri e la casta che gode dei privilegi, e hanno usato ogni mezzo per ostacolarlo. Per prima lo scontro con le organizzazioni legate alla casta, che si arricchivano grazie ai contributi esteri destinati a sanare la povertà. Il progetto è stato poi scremato, riaggiustato e perfezionato, eliminando l’adozione a distanza che assisteva solo una parte delle famiglie, creando conflitti tra i poveri “privilegiati” e quelli esclusi.
Poi le ruberie di alcuni comuni, i sussidi che non arrivavano alle famiglie, o che quando arrivavano venivano consegnati ai padri – e chi conosce i brasiliani sa della loro predilezione verso donne e alcool – che non lasciavano nulla a madri e figli. Per rimediare a questo adesso i sussidi vengono consegnati alle madri, e chi conosce la gestione delle donne brasiliane capirà che il progetto non poteva che decollare, e difatti così è stato.

Questa è una delle conquiste rivoluzionarie delle donne brasiliane, una spina nel sistema conservatore e reazionario di una cultura maschilista, che si è succeduta nel governo brasilliano fin dal passato, fin dall’indipendenza dal Portogallo.

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